Cittadella

Analisi delle preesistenze

 

 

di Nicoletta Garelli, architetto

 

 

Le prime notizie storicamente accertate di opere e fortificazioni esistenti sul colle Astagno risalgono ai primi secoli dopo il Mille e si riferiscono ad una torre chiamata "della Guardia", probabilmente un semplice torrione quadrato sorto dopo le invasioni saracene del X - XII secolo con funzioni di avvistamento.

Nel XIV secolo la torre della Guardia cambia il suo nome in “Torre di S. Caterina” per la presenza di una piccola chiesa limitrofa dedicata al culto della santa. Dopo il 1348 viene completamente rifondata ed ingrandita dai Malatesta di Rimini impadronitesi della città. Ma dato il grave peso economico che la sua manutenzione costituiva per la città, venne fatta abbattere dal cardinale Bontempi con il consenso dei 

papa. All'inizio del XVI secolo le mura della Rocca e della cinta urbana di Capodimonte vennero rinforzate da un muro di scarpa e successivamente, nel 1519, circondate da fossati per opera dell'ingegnere Egidio De Pistori.

Nel 1521, il cardinale Bibiena, vi fece aggiungere un grande e "poderoso" bastione, posto in su l'altura di Santo SpiritoNarrano ancora le cronache che quando nel 1532 Clemente VII decise di intraprendere la costruzione di una potente Rocca sui vertici dell'Astagno, là dove già esisteva l'antica Rocca di S.Caterina, per far posto alla nuova fortificazione si rese necessario demolire una delle più antiche chiese della città, la Chiesa di S.Spirito, già dei padri Brasiliani. Ciò è anche documentato in un disegno del Sangallo che riporta, all'interno della pianta della nuova fortezza tra le altre indicazioni quelle di Bastioni vecchi e di S. Spirito. I cronisti dell'epoca raccontano di ingenti demolizioni necessarie per realizzare la nuova rocca in base all'ampliamento del 1534. Scomparvero oltre cinquanta case, numerosi depositi e magazzini ed anche le antiche chiese dei Frati di S. Agostino, di S. Gerolamo Eremitano e l’ Abbazia di S. Giovanni in Pannocchiara.

Bartolomeo Alfeo, così descrive il clima frenetico in cui si svolgevano i lavori prima dell'occupazione della città: La città fu invasa da una moltitudine di guastatori e di operai ed artigiani… Si costruivano muraglioni, si scavavano fosse, si accumulavano materiali sradicando vigneti, abbattendo alberi e demolendo caseggiati.

E' certo, dunque, che la costruzione della fortezza comportò un drastico mutamento dell'orografia del colle dovuto agli ingenti movimenti di terra. Tuttavia non si può escludere che almeno parti degli antichi insediamenti religiosi e militari sopravvivano ancor oggi all'interno della Cittadella.

Una interpretazione dell'origine della Cittadella come trasformazione di strutture preesistenti risulta a maggior ragione plausibile se si considera che già in altre fortezze il Sangallo aveva tenuto conto di opere preesistenti, sino ad arrivare nella Rocca Paolina di Perugia del 1540, ad inglobare all'interno dei nuovi baluardi un intero quartiere medioevale, le rovine delle case Baglioni, tuttora visitabili nei sotterranei. Nel caso della Rocca di Ancona, tuttavia, mancano gli elementi che consentano di avvalorare tale ipotesi e questo sia per la scarsità dei documenti in nostro possesso, sia per le pesanti alterazioni subite dal manufatti, ma ancor più per la mancanza di un attento studio delle strutture e dei materiali che solo può permettere di leggerne le molteplici stratificazioni.

Tra i documenti, fondamentali sono gli schizzi del Sangallo e i disegni del Fontana (Pianta della Cittadella del 1590 e Pianta di Ancona del 1569).

Si possono formulare delle ipotesi:

1 il Baluardo del Giardino si differenzia, dagli altri bastioni sia per le maggiori dimensioni sia per un avanzamento, rispetto al poligono difeso, di c.a. 60 mt. Esso risulta quindi perfettamente dimensionato per la difesa delle mura cittadine, incrociando il tiro di fiancheggiamento con il Baluardo dei Cassero, posto dalla parte opposta della città sul Colle dei Cappuccini. Inoltre, osservando il disegno conservato agli Uffizi, si possono rilevare tra i due bastioni evidenti analogie sia nella forma che nelle dimensioni, oltre a presentare edifici sul lato di gola con caratteristiche architettoniche simili, quali il doppio ordine di arcate sovrapposte dei prospetti. Ciò lascia supporre che i due baluardi rientrino in un unico progetto di Antonio da Sangallo antecedente a quello per Cittadella e finalizzato al rafforzamento delle mura urbane, secondo il primo incarico ricevuto da Clemente VII. In un disegno del Sangallo, sulle linee delle mura urbane è chiaramente tracciato un baluardo pentagonale che l'autore posiziona all'interno del nuovo perimetro bastionato. Anche nei disegni del Fontana il baluardo del Giardino sembra quasi staccato dal resto dei sistema isolato anche dal muro che chiude il suo lato di gola.

2 Il Bastione della Punta, ora Barberino, s'innesta chiaramente sul prolungamento della cinta muraria del '400, a difesa del lato di terra della città. Anche lo studio in base al rilievo attuale degli angoli e delle dimensioni dei due bastioni contigui della Punta e del Giardino e della relativa cortina di collegamento, sembra confermare l'ipotesi che quest’ultima, prima dei lavori per il Campo Trincerato, costituisse il prolungamento dell'antica cinta muraria. Tali mura urbane le ritroviamo all'interno del complesso degli edifici a sostegno delle marciaronde poste a destra e a sinistra del Maschio, e in posizione retrostante la rampa.

3 Il baluardo dei Cavaliere a Basso presenta alcuni elementi "anomali" rispetto agli altri bastioni e precisamente una forma quadrangolare anziché pentagona, che non consente un adeguato tiro di fiancheggiamento, e una copertura a falde con la presenza di alcuni locali sottostanti, in luogo dell'usuale terrapieno. Tali elementi fanno pensare ad una struttura più antica, probabilmente una torre di guardia del XII° e XIII° secolo, esterna al perimetro delle mura cittadine di cui è posta a difesa.