top of page

Caserma Villarey

 

Progettisti: Giuseppe Morando, Gerolamo Pezzoli

 

Anni di costruzione: 1865 - 1867

 

Governo: Regno d'Italia

 

 

Contesto storico

All’alba dell’annessione di Ancona al nascendo Regno d’Italia, la necessità di poter disporre di una nuova e moderna caserma era molto sentita in città. Nonostante Ancona sotto il governo pontificio fosse sempre stata sede di reparti militari e fosse stata ripetutamente occupata da truppe straniere, non era mai stata dotata di una caserma costruita appositamente per l’alloggiamento dei soldati. Anche nei periodi di grande concentramento di truppe, come furono l’occupazione francese dell’inizio Ottocento e austriaca degli anni 1849/59, ci si era sempre accontentati di sistemazioni di ripiego. Quando nel 1860 l'esercito sabaudo si stabilì in città, la situazione alloggiativa era la seguente:

- Cittadella 650 letti

- Campo trincerato 250 letti

- Lunetta S. Stefano 100 letti

- Forte Cappuccini 300 letti

- Forte Cardeto 250 letti

- Batterie fronte mare 150 letti

- Batterie fronte di terra 150 letti

- Caserma Sant'Agostino 400 letti

- Caserma del Casone 280 letti

- Caserma degli Zoccolanti 100 letti

- Caserma S. Giuseppe 200 letti

- Caserma S. Palazia 60 letti

- Caserma degli Scalzi 200 letti

- Caserma S. Bartolomeo  80 letti

- Caserma Porta Pia 110 letti

- Caserma del Lazzaretto 2070 letti

- Caserma Scalone Porta Pia 280 letti

- Arsenale e sanità 240 letti

Per un totale di 5870 posti letto, aumentabili a circa 9.000 - 10.000 con sistemazioni “alla paglia” (con soldati adagiati su un cumulo di paglia per dormire). Si consideri che al censimento del 1861, risultavano presenti in città 5563 militari su una popolazione residente di 49.375 abitanti (11,26 %).

A ben vedere, solo la caserma del Lazzaretto e la Cittadella avevano una certa consistenza numerica, mentre le altre avevano una scarsa capacità ricettiva con conseguenti problemi logistici e di gestione dei reparti posizionati in maniera così dispersiva.

Nell’ispezione eseguita nel gennaio 1861, così il Generale Giacomo Alberti descrive la situazione delle caserme cittadine: <<Le caserme o locali assegnati ad un tal uso nella città di Ancona sono generalmente male distribuite, di poca capacità, con comunicazioni incomode e poco illuminate, non abbastanza riparate dalle intemperie, sfornite di mobili fissi, sudice, poco sicure per troppo prossimo contatto con le case degli abitanti>>.

Si comincia quindi a pensare ad un “Progetto generale di acquartieramento” e si nomina la solita commissione per definirne i termini.

La proposta scaturita dallo studio prevedeva la costruzione di due nuove caserme, una per un raggruppamento di fanteria di 18 compagnie della forza di 80 uomini ciascuna e un'altra per due squadroni di cavalleria della forza ognuna di 100 cavalli e per due batterie d’artiglieria della forza di 50 cavalli.

Per motivi legati al transito di gran numero di cavalli e delle artiglierie, la scelta del luogo ove costruire la nuova caserma di cavalleria ed artiglieria cadde su Borgo Pio, l’attuale rione Archi, facilmente raggiungibile da fuori città senza dover passare per le anguste vie cittadine. La scelta definitiva fu tuttavia subordinata alla definizione precisa del sito ove realizzare la nuova stazione ferroviaria che in un primo tempo sembrava dovesse sorgere proprio a Borgo Pio.

Procrastinare la decisione fece si che per la successiva mutata situazione militare dell'Italia, questa caserma non venisse mai costruita.

Invece fu subito deciso dove costruire la grande nuova caserma di fanteria. Il sito prescelto era situato sul versante dell’asse Cappuccini-Cardeto che dava sulla zona di prevista espansione della città, quasi in corrispondenza della nuova Piazza Cavour. L’area, della superficie di più di un ettaro, si trova nell'avvallamento tra i due colli e prospetta il proprio fronte principale su via dell'Indipendenza.

Alla fine del 1862 si mette mano alla progettazione facendo anche ricorso ai disegni

della grande caserma di S. Benigno di Genova che l’architetto Giuseppe Morando, avendo partecipato alla progettazione quando era Ufficiale di Sezione a Genova, conosceva e che richiede al Comitato di Torino <<per continuare con maggiore facilità gli studi per una caserma di fanteria da erigersi in questa Piazza>>.

Frattanto, nel 1865 per migliorare la situazione, fu messa mano alla trasformazione della chiesa di S. Francesco alle Scale per ospitarvi 6 compagnie di fanteria ed alla temporanea destinazione ad uso caserma del piano superiore dei magazzini d'artiglieria appena realizzati nella nuova zona di espansione (conosciuti come ex-panificio militare). Finalmente, sempre nel 1865, dopo l'approvazione del progetto e l'esperimento della relativa gara d'appalto, fu dato inizio ai lavori per la realizzazione della nuova caserma di

fanteria, che furono portati a termine nel 1867. L’edificio, ancor oggi tra i meglio conservati di quelli realizzati da Giuseppe Morando, si rifaceva allo stile rinascimentale predominante nei fabbricati militari della seconda metà dell'800. Questa caratteristica era stata adottata dagli architetti militari dell’epoca come stile nazionale per contrapporlo a quello austro-prussiano che si ispirava al neoromanico.

 

 

 

 

Descrizione

Un grande cortile circondato da un ampio porticato su cui si affacciano le stanze dei servizi, mentre ai piani superiori sono ricavati gli alloggiamenti per la truppa collegati tra loro da un lungo corridoio in corrispondenza del porticato sottostante.

Il portico al piano terra aveva una funzione di scorrimento e comunicazione fra i diversi locali e si prestava alle esercitazioni della truppa con qualsiasi tempo ed in ogni stagione, mentre la galleria dei piani superiori offriva la funzione di collegamento tra le camerate oltre a quella di potervi effettuare le adunate. Gli ambienti avevano un'altezza di m. 4,7; il piano terreno e il primo piano sono separati da un ordine di volte a botte in corrispondenza delle camerate e di volte a crociera, alternate da archi con volte a botte in mezzo, in corrispondenza del portico.

Il piano terra ospitava tutta una serie di servizi come gli Uffici del Comando e dell’Amministrazione, la sartoria, la lavanderia, le prigioni (semplici e di rigore), i magazzini, la sala della musica per la banda, le vivanderie (cucine) e una stalla per i cavalli.

La presenza delle sole mense per gli ufficiali e per i sottufficiali è dovuta al fatto che la truppa mangiava in piedi direttamente dalla gavetta.

Sul lungo corridoio del primo e del secondo piano prospettavano le camerate dei soldati che prevedevano 20 posti letto in una superficie di circa 75 mq. Diversa era la funzione dell'ala nord che era priva del secondo piano, mentre al primo ospitava le sistemazioni per gli ufficiali e l’infermeria.

Questi accorgimenti (porticato e corridoio) rientravano in una serie di migliorie pensate per il “benessere” del personale che, per la prima volta e in minima parte, veniva considerato una forma di efficienza.

Per la realizzazione della caserma di Ancona, Morando mantiene negli esterni la fascia inferiore usando per la costruzione pietra d’Istria, così come mantiene il bugnato piatto a bordi arrotondati, ma solo per il piano terra che separa con un’alta fascia di ripartizione dai piani superiori ad intonaco liscio (portato a mattone faccia a vista nel recente restauro).

Morando personalizza inoltre il complesso con decorazioni e particolari.

Partendo dalla tradizione anconetana del mattone giallo che verrà utilizzato per l’impianto generale, crea delle cornici in mattoni rossi così da mettere in risalto le finestre, i marcapiani e gli archi del cortile; una sobria cornice in pietra con motivi floreali ingentilisce l'arcata centrale dell'ala nord proprio in asse con l'ingresso principale. Il prospetto esterno viene scandito con dei cornicioni che delimitano i finestroni nella loro parte alta realizzandoli con gli stessi mattoni messi di taglio; per non interrompere la simmetria,

viene mantenuta la doppia finestra anche al piano terra inserendola però in un’unica arcata. Un coronamento posto sopra al cornicione in corrispondenza del portone d’ingresso serve per posizionare le lettere in bronzo che compongono il nome della caserma.

L'aspetto d’insieme che si viene così a realizzare è di semplicità e razionalità; la cura dei particolari e l'armonia dell’insieme rendono l’edificio gradevole pur nella sua imponenza e staticità.

La caserma, la cui costruzione era costata £ 905.000, fu inaugurata nel 1867 e intitolata al Maggior Generale Rey di Villarey, comandante della Brigata Pisa, morto eroicamente sul campo di battaglia a Custoza durante la 3° guerra d”indipendenza.

Una targa posta nel cortile della caserma ricorda il Direttore Col. Morando e il C° Sezione Capitano Gerolamo Pezzoli quali realizzatori dell’opera, anche se non dovrebbe essere stato estraneo al progetto il Capitano Biagio Debenedictis, sempre della Direzione di Ancona, che nell'agosto 1863 per due mesi si era recato in viaggio di studio con il T. Colonnello Castellazzi in Francia, Austria e Inghilterra per visionare le moderne costruzioni militari di quei paesi. Dopo l'abbandono dell'immobile da parte dell’esercito avvenuto negli anni ‘70 del XX secolo, l’immobile è stato sottoposto a radicali lavori di restauro che, salvaguardandone l’aspetto d’insieme, hanno però alterato profondamente gli spazi interni per adattarli alle nuove esigenze. Attualmente l’edificio ospita la facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche.

 

 

 

Come arrivare

L'ingresso della caserma si trova in Piazzale Martelli, Ancona, in fondo a via Indipendenza.

Indirizzo per navigatore: Piazzale Martelli, Ancona.

Coordinate GPS: 43.619975, 13.517257

Bus: 11

 

 

Cosa è possibile visitare

Essendo oggi la caserma Villarey sede della facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche, è liberamente accessibile ed ampiamente usata dagli studenti, soprattutto l'ampio cortile centrale.

 

 

La caserma Villarey oggi è sede della facoltà di Economia dell'Univeristà Politecnica delle Marche.

La facciata principale vista dalla rampa di accesso all'attiguo Parco del Cardeto.

Panoramica del cortile interno, oggi ampiamente usato dagli studenti universitari anche per feste serali.

Portico al piano terra.

Dettagli architettonici decorativi.

La targa a Giuseppe Morando a Girolamo Pezzoli, progettisti della caserma.

Ospedale militare

San Francesco ad Alto

 

Conversione ad opera di Giuseppe Morando

 

Anno di conversione: 1862

 

Governo: Regno d'Italia

 

 

Contesto storico

Il primo impegno di un certo rilievo che Morando dovette affrontare nella veste di Direttore del Genio di Ancona fu la realizzazione del nuovo Ospedale Militare. Stante la carenza di spazi all'interno della cinta muraria, contrariamente all'ampia disponibilità di edifici appartenuti alle congregazioni religiose abolite dal commissario straordinario Valerio, la scelta per l'ubicazione dell'importante struttura cadde sulla chiesa ed il convento di San Francesco ad Alto.

Il complesso religioso, fondato addirittura dallo stesso San Francesco quando si trovava ad Ancona prima di partire per la Terra Santa e rinnovato nel XVIII secolo, era uno dei più prestigiosi della città ed era stato scelto come famedio delle famiglie nobili anconetane che qui avevano le loro cappelle gentilizie arricchite di preziose opere d'arte. Questo non impedì ai Comandi Militari di compiere quello che oggi verrebbe definito uno scempio ma che allora non solo era accettato, ma bensì auspicato come si può dedurre dalla cronache del Corriere delle Marche che sull'argomento scrive nell'edizione del 12 luglio 1862: <<Noi siamo certi che in tanto numero di chiese e di conventi si è bene operato togliendone una delle più vaste al canto dei salmi di pochi frati e in sua vece consacrarla ad una delle più belle e sante opere comandate dal dovere dei fratelli e dalla gratitudine dei cittadini>>.

La trasformazione iniziò nell'estate del 1862 e i relativi lavori furono portati a termine nella primavera del 1863, quando il 16 aprile i militari infermi vi furono trasferiti dall'Ospedale Civile.

 

Descrizione

Gli oggetti di culto e le opere d'arte furono restituiti ai rispettivi proprietari, mentre gli altari di marmo furono trasferiti nella chiesa di San Domenico. Questo lavoro preparatorio dei locali durò più di un mese e vi furono impiegati una cinquantina di militari.

I lavori veri e propri interessarono la chiesa che fu divisa in altezza di due ampi saloni che potevano contenere un totale di 320 posti ltto, mentre nel convento furono ricavati i servizi e gli alloggi per il personale.

Sempre dal Corriere delle Marche, nell'edizione del 26 febbraio 1863, si riportano le notizie sui lavori del nuovo ospedale così come venivano vissuti dalla popolazione anconetana: <<La città nostra vede oggi condotto a termine uno dei più grandi stabilimenti sanitari che conti l'Italia. L'ex convento e chiesa che traevano il nome degli Zoccolanti oggi vedasi ridotti ad ospedale militare divisionale. La chiesa, divisa nell'ampia altezza, presenta due grandi sale principali contenenti 350 letti già pronti a ricevere i militari infermi: per 600 trovasi già allestito il servizio di biancheria, di farmacia, di bagni e di quanto infine è richiesto dall'arte sanitaria alla cura degli ammalati. Quanto prima, ci vien detto, si porrà mano alla costruzione di un nuovo braccio, capace di contenere altri 250 letti, numero stabilito preventivamente a questo grande ospedale che, per la sua situazione, la sua vastità e soprattutto per l'aria purissima che vi si respira, sarà molto opportuno a ristorare la salute dei valorosi nostri soldati, e a ridonarli alle file di quell'esercito in cui l'Italia vede la ragione vera del suo essere e le speranze non effimere del suo futuro.>>.

Purtroppo, a inizi del Novecento, gli architetti successori di Morando non ebbero la stessa sensibilità di mantenere intatte le facciate delle opere trasformate. Nel nuovo ampliamento a cui fu sottoposto l'Ospedale Militare, venne manomessa irreparabilmente la facciata della chiesa di San Francesco ad Alto, chiudendone il pronao e dandole l'aspetto anomimo che presenta oggi. 

 

Come arrivare

All'incrocio tra via Torrioni e via Barilari, proprio dove via Torrioni effetta una brusca curva stretta.

Indirizzo per navigatore: via Torrioni, 10, Ancona.

Coordinate GPS: 43.615774, 13.510288

Bus: 7, 8, 11

 

 

Cosa è possibile visitare

L'intero complesso è oggi occupato dal Distretto Militare e gli interni, tra cui il bellissimo chiostro, non sono usufruibili dal pubblico.

 

 

Ospedale militare San Francesco ad Alto Ancona
Caserma San Francesco ad Alto Ancona
Chiostro San Francesco ad Alto Ancona

Il distretto militare di S. Francesco ad Alto come appare oggi.

Prospetto della facciata. Fonte: I.S.C.A.G. .

Il chiostro interno, oggi purtroppo non usufruibile.

Caserma

San Francesco alle Scale

 

Conversione ad opera di Giuseppe Morando

 

Anno di conversione: 1865

 

Governo: Regno d'Italia

 

 

Contesto storico

La chiesa di San Francesco alle Scale venne fondata nel XIV secolo insieme all'attiguo convento: era officiata sin dal 1455 dai Frati Minori Conventuali. Durante l'occupazione francese dell'epoca napoleonica, il convento e la chiesa erano stati trasformati in ospedale civile e militare, situazione confermata anche dopo la restaurazione pontificia. In particolare, la chiesa era adibita esclusivamente ad ospedale militare. Allorché venne realizzato il nuovo Ospedale Militare presso San Francesco ad Alto (vedi paragrafo sopra), la chiesa di San Francesco alle Scale fu restituita al Demanio e nel periodo 1865-66, con una spesa di £50.129, la chiesa e i locali annessi furono ridotti ad una caserma adatta ad ospitare 6 compagnie di fanteria per un totale cioè di circa 500 uomini. Nel 1867 furono eseguiti ulteriori lavori di miglioria, tra cui la realizzazione di una cisterna d'acqua da ben 400 mc posizionata nella parte absidale. La chiesa fu divisa in più piani, lasciando il piano terra per le adunate e le esercitazioni, mentre i soldati venivano alloggiati ai piani superiori.

 

Descrizione

Le trasformazioni sopra citate erano dettate da esigenze temporali e da motivi economici ed erano tutte accettate e salutate come necessarie per adeguare vecchie strutture alle esigenze del nuovo Stato che, a causa della guerra, si trovava in una situazione economica veramente difficile. Il merito di Morando in questo processo fu quello di aver interpretato le esigenze trasformative nella maniera più soft possibile, lasciando l'impianto generale dei conventi e delle chiese integri, così come le facciate monumentali. Dovendo per forza agire sulla facciata di San Francesco alle Scale aprendo ampie finestre così da assicurare la luce alle camerate dei soldati, ha applicato quel gusto estetico di cui non difettava, realizzandole a sesto acuto. Così facendo, si riproponeva lo stile gotico che è lo stesso della chiesa originaria e del portale; aspetto compromesso  dalla sopraelevazione realizzata nel 1770 dal Ciarrafoni per adeguarla ai gusti dell'epoca.

 

 

Come arrivare

Dal teatro delle Muse (Piazza della Repubblica), salire per via Gramsci, passare l'arco della Prefettura e continuare su via Pizzecolli.

Indirizzo per navigatore: piazza San Francesco, Ancona

Coordinate GPS: 43.621424, 13.511680

Bus: 11

 

 

Cosa è possibile visitare

Nell'ultimo dopoguerra, la chiesa di San Francesco alle Scale è stata riportata alla struttura settecentesca e riaperta al culto.

 

 

San Francesco alle Scale Ancona

San Francesco alle Scale come appare oggi.

Caserma Giuseppe Morando San Francesco alle Scale Ancona

Il gotico portale di San Francesco alle Scale contornato dalle finestre a ogiva di Morando, oggi non più presenti.

bottom of page