Polveriera Castelfidardo

 

Progettista: Giuseppe Morando

 

Anni di costruzione: 1864 - 1866

 

Governo: Regno d'Italia

 

Contesto storico

Uno degli aspetti operativi più importanti per la difesa di una piazzaforte riguardava la quantità di polvere da sparo che si poteva immagazzinare nei depositi e, a questo riguardo, la dotazione minima necessaria per una Piazza come Ancona veniva ritenuta essere di 500.000 chili.

Invece, nel 1861, la disponibilità presente in loco era di soli 321.000 chili, così distribuiti:

 

Cittadella (4 depositi): 40.000 kg

Campo trincerato (Beato Amedeo): 180.000 kg

Cardeto: 6.000 kg

Cappuccini (San Benedetto): 75.000 kg

Batt. Lanterna: 12.000 kg

Batt. Sant'Agostino: 5.000 kg

Batt. Santa Lucia: 3.000 kg

Altre batterie: 22.000 kg

 

Solo la polveriera "Beato Amedeo" nel Campo Trincerato della Cittadella (vedi sotto), costruita dai Francesi durante il periodo napoleonico, e la polveriera San Benedetto, ricavata nei locali sotterranei del Bastione di San Paolo sul colle Cappuccini, potevano considerarsi dei magazzini veri e propri, mentre gli altri non erano altro che la dotazione di servizio della rispettiva postazione.

Per sopperire a questa carenza, inizialmente fu nominata l'ennesima Commissione che, dopo aver visionato diversi immobili fuori delle mura cittadine che potevano essere adattati a ospitare polveri da sparo, aveva indicato Villa Ferretti-Malatesta quale unico immobile idoneo. Si tratta di quella costruzione ancora esistente tra Corso Amendola e Viale delle Vittoria, di fronte alle Scuole Elementari "De Amicis". Giuseppe Morando si oppose a questa scelta in quanto, tra spese da sostenere per gli interventi di adattamento e il tempo necessario all'esecuzione dei lavori, ritenne più conveniente proporre la realizzazione di una struttura da costruirsi ex-novo indicandone direttamente l'ubicazione: "collocata alla gola del Forte Garretto in sito concertato col Comando Territoriale d'Artiglieria, defilato da ogni parte e in terreno demaniale".

Il ministero approvò quest'ultima proposta e si giunse così alla realizzazione di una polveriera che prese il nome di "Castelfidardo" in onore alla battaglia che aveva consentito di liberare le Marche dal dominio papale.

 

Descrizione

Situata nella sella posta tra i colli Cardeto e Cappuccini, si trova a breve distanza dalla caserma Villarey, che era la sistemazione logistica del personale addetto. Inoltre, la posizione baricentrica rispetto ai forti Cardeto e Cappuccini e alle batterie S. Giuseppe e S. Teresa rendevano la polveriera strategica per i rifornimenti delle artiglierie.

La costruzione iniziò nella primavera del 1864 e fu portata a termine nell'autunno 1866. Il magazzino è lungo 26 metri per una larghezza di 13, poteva ospitare 200.000 kg di polvere da sparo ed era "alla prova", capace ciò di resistere alla prova di un bombardamento. Il progetto redatto da Morando per la sua realizzazione ricalcava i dettami dell'epoca circa la costruzione di analoghe strutture militari sulle cui caratteristiche strutturali esistevano già trattati tecnici a cui ci si doveva attenere.

Il materiale era conservato nel locale centrale costituito da un unico vano voltato dall'altezza di 8 metri occupante l'intera lunghezza dell'edificio per una larghezza di 7 metri, lo stesso vano veniva soppalcato per consentire lo stoccaggio di un maggior numero di barili di polvere. Due ambienti laterali, sempre voltati ma di un'altezza di soli 3 metri, correvano lungo le pareti laterali e servivano da collegamento, oltre che da galleria per la circolazione dell'aria. Infatti, uno dei requisiti fondamentali di una polveriera era quello di mantenere l'umidità dell'ambiente entro limiti tali da non compromettere l'efficienza delle polveri. Per questo motivo, il locale era rivestito di doghe in legno. La circolazione dell'aria era assicurata da due ordini di sfiatatoi all'interno della muratura laterale del vano polveri comunicanti con delle prese d'aria a forma circolare sistemate sulla facciata dell'edificio e con i corridoi laterali. Nelle giornate particolarmente umide, gli sfiatatoi si potevano chiudere.

Un altro problema di cui bisognava tenere conto nella costruzione di una polveriera era il pericolo di esplosioni. Per questo l'edificio fu realizzato in una conca di terreno, in parte naturale in parte artificiale, con l'interposizione di muri di cumuli di terra tra il deposito e l'area circostante, Un muro di contenimento in mattoni correva lungo tutto il perimetro isolando la struttura, mentre tra le volte del soffitto dei localie la copertura del tetto era stato interposto uno strato di terra sabbiosa. In caso di esplosione interna, i cumuli di terra avrebbero limitato i danni che si sarebbero potuti causare alle costruzioni vicine, mentre la terra contenuta nella volta, ricadendo sulla polveriera stessa, avrebbe soffocato l'incendio conseguente all'esplosione.

 

Decorazione

Tecnicamente rispondente alle esigenze belliche, la polveriera fu arricchita da Morando con decorazioni e rifiniture che la rendono diversa da un mero edificio militare e le conferiscono un pregio architettonico difficilmente riscontrabile in strutture analoghe. Per celebrare casa Savoia, furono poste sulle facciate lo stemma sabaudo e una lapide commemorativa, le fasce intorno all'apertura, i denti ed i piedritti delle arcate, i cornicioni del tetto non furono realizzati con pezzi speciali bensì utilizzando gli stessi materiali da costruzione che successivamente venivano scalpellati sul posto onde ottenere le forme volute. Il sapiente uso della pietra d'Istria in alcuni elementi costruttivi (grondaie, chiavi di volta, basi dei plinti, ecc...) interrompevano la continuità cromatica del mattone.

Un particolare interessante dell'apparato ornamentale è riscontrabile della realizzazione del muro di cinta; gli scoli di drenaggio delle acque sono incorniciati in figure geometriche a rombo realizzate con mattoni più chiari rispetto al resto del muro. Questo tipo di decorazione richiama quella realizzata nel XVI secolo da Antonio da Sangallo il Giovane nei locali sotterranei del vicino bastione di San Paolo sul Colle Cappuccini; qui analogamente troviamo la decorazione di una delle volte dei corridoi realizzata intercalando mattoni di colori diversi così da ottenere una serie di figure geometriche di forma romboidale. All'epoca della costruzione della Polveriera Castelfidardo, questi ambienti ipogei erano utlizzati come polveriera a supporto del sovrastante forte Cappuccini e pertanto erano sicuramente conosciuti da Morando.

 

Che cosa vedere

Attualmente l'immobile è stato sottoposto ad un accurato restauro che l'ha riportato all'aspetto originario; nell'ambiente centrale è stato ricavato un auditorium, mentre nei corridoi laterali si svolgono mostre ed esibizioni.

 

Come arrivare

La polveriera Castelfidardo si trova nell'attuale Parco del CardetoPer arrivare alla zona interessata, conviene dirigersi presso l'ex caserma Villarey (oggi sede della Facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche). Sulla destra, un cancello, dà su una rampa zigzagante in salita. Alla fine della rampa, prendere a sinistra e percorrere un lungo corridoio che fiancheggia la caserma. Alla fine di questo sentiero, a sinistra di un muro alla Carnot (dotato di feritoie), continuare sempre dritto tra due edifici diroccati (a sinistra, le vecchie scuderie e a destra un edificio abbandonato ben più recente). A destra, poco dopo l'edificio abbandonato, si apre l'ingresso alla polveriera.

Indirizzo per navigatore: Piazzale Martelli, Ancona

Coordinate GPS: 43.621596, 13.519546

Bus: 11

La vicinanza al mare della polveriera. Subito dietro, il monte Cardeto.

Attuale ingresso all'auditorium. In alto, la croce sabauda.

La polveriera restaurata, prima dell'installazione delle poltrone dell'auditorium.

L'auditorium durante una conferenza.

Decorazioni a rombi nel muro di contenimento.

Polveriera Beato Amedeo

 

 

La polveriera “Principe Amedeo” si trova all'interno del Campo Trincerato della Cittadella, in una conca ricavata nelle pendici orientali del colle.

Resasi necessaria per l’approvvigionamento delle artiglierie dell’imponente complesso difensivo della Fortezza, fu progettata dal Capitano del Genio Militare Gouville nel 1811 secondo i criteri dettati dal marchese di Vauban, uno dei più grandi ingegneri militari di tutti i tempi,  durante il periodo dell’occupazione della città da parte delle truppe francesi dell’imperatore Napoleone Bonaparte. Già l’anno seguente si poteva dire completata e poteva contenere 430.000 chilogrammi di polvere da sparo e 21.400.000 cartucce. E’ stata intitolata al duca di Savoia Amedeo IX che regnò dal 1465 al 1472 conducendo una politica sempre soggetta ai voleri della Francia. Praticamente disinteressato della vita pubblica, rinunciò al trono e si ritirò a Vercelli dove si dedicò alla cura dei bisognosi. Fu beatificato nel 1678.

Negli anni ’70 del 1900 in seguito all’abbandono da parte dell’Esercito Italiano delle strutture della Cittadella, la polveriera per un periodo fu in uso alla sezione anconetana dell’Unione Italiana Tiro a segno. 

 

 

Come arrivare e cosa vedere

La Polveriera Beato Amedeo si trova all'interno del Parco della Cittadella ed è in una condizione di forte degrado anche se le parti strutturali si conservano in buono stato. Per raggiungere la zona, una volta entrati nel parco, seguire il sentiero e prendere il primo bivio verso destra che conduce ad un lungo rettilineo e poi ad un'area alberata. Continuare nello zigzagare attraverso l'area alberata fino a che la Polveriera si scoprirà sulla sinistra.

I poderosi contrafforti laterali, utili in caso di esplosione accidentale delle polveri all'interno.

Come si presenta oggi la Polveriera Beato Amedeo all'interno del Parco della Cittadella.

La polveriera Beato Amedeo in una cartografia conservata a Roma presso l’Istituto Storico e Cultura dell’Arma del Genio (ISCAG)

Nel 1861 si era reso necessario potenziare la dotazione di polvere poichè la guarnigione era di molto aumentata in seguito alla proclamazione di piazzaforte di prima classe e si calcolava che, in caso di guerra, ad Ancona potessero essere concentrati circa 50.000 soldati.‚Äč

In aggiunta alla vicina polveriera "Beato Amedeo" di cui sopra, si ordinò la costruzione di un nuovo magazzino, di capienza uguale alla polveriera "Castelfidardo", di disegno nettamente più semplice, comune alle altre polveriere italiane dello stesso periodo storico. Questa ulteriore costruzione, progettatata da Giuseppe Morando nel 1864, fu realizzata utilizzando due precedenti tettoie ed andava a completare le capacità di stoccaggio della polvere da sparo della piazzaforte, con una fondamentale differenza rispetto al capolavoro costituito dalla polveriera "Castelfidardo". Differentemente da questa, infatti, la nuova polveriera del Campo Trincerato non era "alla prova". Pur edificata all'interno di una piccola fossa rettangolare che poteva vagamente attutire le onde d'urto in caso di esplosioni, questa polveriera non era certificata contro eventuali bombardamenti. L'edificio, molto semplice, era costituito da due costruzioni a capanna posizionate in modo da formare una U; erano circondate da un muro di cinta ancor oggi visibile che presentava l'unico elemento decorativo nel varco d'accesso delimitato da due pilastri bugnati sormontati a coronamento da due sfere.

Un disegno conservato presso l'Istituto di Storia e Cultura dell'Arma del Genio di Roma, unica traccia rimasta della costruzione, non consente di trarre indicazioni sufficienti per un paragone con la polveriera Castelfidardo, anche se l'onere di spesa per questa polveriera, che fu di £30.000, è talmente distante da quello di £180.817 impegnato per la Castelfidardo, che non potrebbe reggere alcun confronto.

 

 

Come arrivare e cosa vedere

Della polveriera non rimane nulla, probabilmente per una o più di queste cause:

- Essendo di fattura più leggera, non "alla prova", non ha retto le intemperie del tempo;

- La struttura ha ceduto nei bombardamenti del Secondo Conflitto Mondiale.

E' tuttavia ben visibile l'ampio quadrato dagli angoli smussati che la ospitava. Quest'area si trova all'interno del Campo Trincerato, ora parco pubblico (comunemente chiamato "della Cittadella"). Per raggiungere la zona, una volta entrati nel parco, seguire il sentiero e prendere il primo bivio verso destra che conduce ad un lungo rettilineo e poi ad un'area alberata. Il quadrato della polveriera risulterà sulla destra.

L'area quadrata (dagli angoli smussati) dove sorgeva la polveriera, all'interno del Campo Trincerato.

Disegni conservati all'ISCAG della polveriera di Morando. Si nota bene il muro di contenimento quadrato, unica traccia conservatasi.

Altra polveriera presso il Campo Trincerato, opera senza nome di Giuseppe Morando.