Vecchio faro

 

Progettista: Henry  Lepaute (Parigi)

 

Anno di costruzione: 1860

 

Governo: Stato Pontificio

 

Contesto storico

Il potenziamento delle infrastrutture marittime è sempre stato un compito principale da parte degli organi dello Stato Pontificio e molto spesso un'occupazione diretta dei Papi. L'opera dei Pontefici si è spesso inserita armonicamente all'interno di situazioni logistiche predeterminate ed ereditate dall'epoca romana.

Non essendo visibile da tutto l'orizzonte marino la pur imponente lanterna costruita sull'estremità del porto, nel 1834 il canonico fisico Luca Zazzini, in articoli e pubblicazioni, suggeriva la necessità della costruzione di un nuovo faro, da situarsi sul colle dei Cappuccini. Il Papa Pio IX, appena un mese prima della sua visita ad Ancona (nel maggio 1857), aveva quindi deciso che fosse istituito, a cura e spese del Governo, un "osservatorio magnetico" sulle alture del colle. Il 29 gennaio 1859 il Ministro del Commercio e dei Lavori Pubblici dello Stato Pontificio Mons. Camillo Amici approva il piano di esecuzione e sollecita l'Ingegnere Governativo di Acque e Strade della provincia di Ancona e il Presidente della Provincia Mons. Lorenzo Randi affinché l'opera <<dovrà essere completamente ultimata nell'intervallo di giomi 95 a partire da quello della consegna>>. Si decise di costruire un avveniristico faro dotato di lenti di Fresnel di 2° ordine, una recente invenzione, che permetteva di ridurre il volume della lanterna, mantenendone la potenza. La lente fu commissionata al rinomato costruttore parigino progettista di fari Enrico Lepaute, allievo di Gustave Eiffel. Alcuni ostacoli, posti dal comando austriaco di Ancona il 19 febbraio riguardo all'ubicazione del faro all'interno delle fortificazioni esistenti, vengono rimossi definitivamente da una lettera del Mons. Randi. Il 2 marzo tutto è pronto per l'inizio dei lavori, dopo aver trattato problemi riguardanti la proprietà del terreno dei frati Cappuccini ed il loro indennizzo. Il 22 marzo il Ministro si dichiara soddisfatto dei disegni del nuovo faro (simile a quello contemporaneo di Civitavecchia) pervenuti dallo studio Lepaute. I lavori iniziano l'8 aprile fino a che non avviene la messa in funzione il giorno 11 luglio 1860.

Da un attento esame del capitolato originale si nota la non coincidenza di quanto costruito alla data di consegna dei lavori con il progetto originale (come vedremo, alcuni elementi, come pozzo e casa esterna, vennero poi aggiunti e sono oggi visibili):

- forma e dimensione alloggi custodi

- mancanza di pozzo e casa esterna

- diversa pavimentazione estema

- assenza lucernai e presenza 8 finestre negli alloggi dei custodi

- presenza di solai in ferro e laterizio al posto dei solai in legno.

La diversa qualità del mattone usata per il corpo della torre rispetto a quella delle due stanze antistanti toglie ogni dubbio sulla diversa datazione delle varie parti. Si deduce, quindi, che l'anno 1860 venne solo collocata la torre, immune da qualsiasi modifica, mentre le stanze anteriori vennero costruite successivamente, contestualmente ad opere di ampliamento della superficie del piazzale antistante, alla costruzione della strada, del muro di contenimento ed altre sistemazioni.

Gli unici elementi su cui basarsi per la datazione di dette opere sono le testimonianze del guardiano del faro il quale ha assicurato che le trasformazioni subite sono state effettuate nel quinquennio prima della seconda guerra mondiale. Il complesso fu bersaglio di bombardamenti della flotta austriaca il 24 maggio 1915 e successivamente d°attacco aereo alleata nell`ultimo conflitto

mondiale che ha semidistrutto gli alloggi del personale a nord della torre.

Ma la più grave minaccia è di natura geologica: terremoti e sfaldamento del terreno. Uno dei cedimenti si ebbe nel 1905 sulla destra della torre, un altro di imponenti proporzioni, nel 1947, 150 metri sulla sinistra, ed infine una frana nel 1949. Il degrado risulta già da relazioni geologiche del 1951 e del 1960. In base a queste la Marina Militare, piuttosto che consolidare la rupe decide con autorizzazione n. 372 del 4/9/1965, la costruzione del nuovo faro poche decine di metri a sud-est del precedente. Un colpo ulteriore è inferto dal forte sisma del 1972 che provocò lesione sulla sommità della torre e il

cedimento del muro di contenimento a sud-ovest verso la città, ricostruito con l'ultimo recente restauro effettuato su tutto il manufatto dalla Sovrintendenza ai Beni Architettonici.

 

Descrizione

La costruzione venne realizzata in cima a un dirupo scosceso sul mare, somigliando a una fortezza: una torre cilindrica situata su un terrapieno e circondata da alte mura con fuoco a circa 124 metri sul livello del mare. L'apparato a luce bianca rotante emetteva un lampo bianco ogni 45 secondi e ogni lampo era preceduto da 4 secondi di chiarore meno vivo, con il fuoco fisso continuamente acceso per renderlo sempre visibile ai naviganti.

Oggi la lanterna è stata rimossa e la torre appare quindi imcompleta.

 

Targa

Sulla torre cilindrica, lato ingresso, è apposta una targa in marmo in latino molto volgare che recita:

 

PIUS IX P.M. optimus et indulgentissimus princeps turrim a fundamentis ecitavit et nocturnos ignes ad regendos navivm cursus novo artificio migantes superponi ivssit cur Camill Amici publ praef et Laurent Randi praes prov Ancon. Anno MDCCCLX

 

È liberamente traducibile come segue:

 

PIO IX Pontefice Massimo, Principe ottimo ed indulgentissimo, intraprese la torre dalle fondamenta e ordinò che Camillo Amici, prefetto delle opere pubbliche, e Lorenzo Randi, presidente della Provincia di Ancona, vi ponessero sopra fuochi notturni ardenti per nuovo artificio allo scopo di dirigere la rotta delle navi. Anno 1860

 

È accettabile sostenere che il "nuovo artifizio" siano le lenti di Fresnel, inventate nel 1827.

 

Che cosa vedere

Si può ammirare tutto il faro, la targa, il pozzo e la casetta vicina dall'esterno. Il faro non è regolarmente fruibile al pubblico, ma a volte il circolo Pungitopo di Legambiente organizza aperture straordinarie.

 

Come arrivare

Per arrivare alla zona interessata, conviene dirigersi presso l'ex caserma Villarey (oggi sede della Facoltà di Economia dell'Università Politecnica delle Marche). Sulla destra, un cancello, dà su una rampa zigzagante in salita. Alla fine della rampa, prendere a sinistra e percorrere un lungo corridoio che fiancheggia la caserma. Alla fine di questo sentiero, continuare sempre dritto tra due edifici diroccati (a sinistra, le vecchie scuderie e a destra un edificio abbandonato ben più recente). Si oltrepassa la zona della polveriera "Castelfidardo" e si segue poi la stradina asfaltata che costeggia il Campo degli Ebrei. Oltrepassare l'arco carrabile e poi prendere a destra, salendo ancora. Si oltrepassa prima il faro nuovo e poi si arriva al faro vecchio.Il vecchio faro si trova nell'attuale Parco del Cardeto

Indirizzo per navigatore: Piazzale Martelli, Ancona

Coordinate GPS: 43.623280, 13.514572Coordinate GPS:

Bus: 11

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Il vecchio faro come si presenta salendo la collinetta su cui sorge. Si noti la targa sul davanti.

Immagini che mostrano la posizione a strapiombo sul mare, dall'alto del colle Cappuccini.

Targa sul fronte che celebra presumibilmente l'invenzione delle lenti di Fresnel ("novo artificio")

Il vecchio faro con la lanterna in cima, ora rimossa. Foto del 1941.

Cannone antinavale da 152/45 S

 

Fabbrica: Soc. Anon. Italiana Ansaldo (Genova)

 

Anno di costruzione: 1911

 

Governo: Regno d'Italia

 

Descrizione

Si trattava di un cannone da 152/45 S. Mod 1911, che fu un'artiglieria di tipo navale anche utilizzata come pezzo d'assedio del Regio Esercito e sui treni armati della Regia Marina e per difesa costiera durante la Prima Guerra Mondiale a partire dal 1917. In quel conflitto, a difesa di Ancona si contavano fra gli altri cannoni due pezzi da 152/45. Prodotto dalla Ansaldo di Genova su licenza della Schneider francese (come indica la lettera S.), il pezzo venne imbarcato sulle corazzate classe Caio Duilio come arma antimotosilurante e negli anni '30 venne impiegato dalla Milizia Marittima di Artiglieria su appositi affusti in postazione fissa per difesa delle coste. La canna in acciaio pesa 6,386 tonnellate ed era incavallata su un affusto a coda unica a deformazione, con tre freni di sparo idraulici e molla di ritorno in batteria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Recupero di Daniele Diotallevi

Fino all'ottobre 2010, al piede della falesia, sulla spiaggia sotto il colle Cardeto di Ancona, giaceva una canna in acciaio, lunga circa 7 metri, parte di un'artiglieria risalente al secolo precedente, venuta alla luce nei primi anni '70 del Novecento durante l'ampliamento del collettore della fognatura della città. La ditta incaricata dei lavori avvisò subito l'autorità militare, la quale, dopo un breve sopralluogo, non diede molta importanza alla cosa, d'altronde si trattava di una grossa canna di cannone e neanche molto recente, pertanto venne adagiato su di un lato all'uscita del canale collettore e lì restò fino a quando alcune frane fecero scivolare il cannone fino alla spiaggetta sottostante. Lì per decenni restò alla mercè degli agenti atmosferici, delle onde dell'Adriatico che secondo dei momenti lo lambivano o sommergevano completamente e anche di qualche bagnante o di curiosi che nel corso degli anni asportarono tutte le parti mobili rimaste, a mo' di souvenir.

Già nel 2009, i media anconetani si interessarono della questione e in un articolo apparso su Il Resto del Carlino del 21 novembre di quell'anno, chi scrive -in qualità di esperto della Sovrintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici delle Marche- faceva il punto della situazione, prospettando la necessità del trasporto in zona protetta e di un intervento conservativo. Nel giugno 2010, il Comune di Ancona si offriva di ricollocare la canna nel Parco del Cardeto dove originariamente era situato il cannone, dopo averla provvisoriamente posizionata su di una banchina del porto per poter eseguire le necessarie operazioni di restauro. Il mese successivo, la Sovrintendenza BSAE delle Marche, nell'approvare l'idea, autorizzava lo spostamento provvisorio in attesa del restauro e dello studio per la ricollocazione dopo la destinazione ufficiale al Comune ai sensi di legge. Lo spostamento della canna sulla banchina 5 venne effettuato il 10 ottobre 2010. Trascorsero poi quasi 3 anni, fino al gennaio 2013, senza che -per i soliti problemi economici- si procedesse al restauro ed allo spostamento e proprio l'Autorità Portuale di Ancona, ottenuto l'assenso del Comune, si offrì di farsi carico delle spese. La Sovrintendenza autorizza il cambio di destinazione del cannone, da posizionarsi ora in porto, nei pressi dell'Arco Clementino. I lavori di pulizia e l'intervento di recupero da parte della ditta Maurizio Ciaroni di Urbino iniziarono alla metà del mese di giugno, dopo la specifica approvazione del progetto da parte della Sovrintendenza e si conclusero alla metà del mese successivo con conseguente posizionamento mediante la realizzazione di un supporto ad hoc.

 

 

 

Dati tecnici del cannone intero

Peso: 16,672 tonnellate

Lunghezza canna: 7,138 metri

Rigatura: destrorsa costante a 36 righe

Calibro: 152,4 millimetri (proiettile esplosivo)

Tipo munizioni: granata

Peso proiettile: 47 chilogrammi

Cadenza di tiro: circa 1 colpo al minuto

Velocità di volata: 865 metri al secondo

Gittata massima: 19400 metri

Elevazione: -5° / +45°

Angolo di tiro: 10° sull'affusto; 60° sulla piattaforma

Corsa di rinculo: 500 millimetri

Costruttore: ditta Ansaldo (Genova)

 

 

 

Come arrivare

La canna si trova all'interno del porto di Ancona, tra l'Arco di Traiano e l'Arco Clementino. L'accesso è possibile solo a piedi. Il luogo più vicino dove parcheggiare la macchina è la fine di via Lungomare Vanvitelli.

Coordinate GPS: 43.625297, 13.505647

La canna sulla banchina 5 del porto di Ancona.

La canna del cannone antinavale come appare oggi, restaurata e riposizionata al porto antico di Ancona.

Foto satellitare del 2007 delle Rupi Gallina di Ancona che mostra la posizione della canna, nei pressi del canale collettore.

La canna del cannone come appariva semisepolta presso la spiaggiola delle Rupi Gallina. Foto del 2010.

Cosa significa 152/45?

Il calibro indica il diametro interno di una canna da fuoco. Secondo la nomenclatura militare italiana, la prima cifra indica il calibro espresso in millimetri della canna, la seconda la lunghezza della canna espressa in numero di calibri (es: 45 volte il calibro descritto). Quest'ultimo valore risulta inferiore rispetto a quelli stranieri per pezzi simili in quanto in Italia si calcolava la lunghezza solo della parte rigata per quanto riguarda le armi dotate di munizioni con bossoli, mentre per le armi con cartoccio veniva contata la lunghezza dalla fine dell'otturatore. In quelle inglese, francese, giapponese e svedese veniva invece considerata dalla fine della culatta per armi con il bossolo e a fine otturatore per armi con cartoccio; tedeschi, austriaci e russi usavano la canna completa in entrambi i casi e gli americani a fine culatta nei due casi. Quindi nella terminologia italiana la lunghezza naturale risultava spesso inferiore.

Magazzini d'Artiglieria (Panificio Militare)

e Laboratorio Maestranze

Contesto storico

In luogo dell'attuale piazza Pertini sorgeva fino agli anni '70 il popolarmente noto panificio militare. Il suo nome più appropiato era però quelo di "Magazzini d'artiglieria": proprio in questo sito infatti venivano custoditi vari cannoni e altri pezzi d'artiglieria della piazzaforte. Nel periodo di massimo armamento della città, i cannoni, i fucili e le mitraglie arrivavano proprio al Magazzino d'Artiglieria e poi venivano distribuite all'occorrenza. Successivamente in una parte dei magazzini furono realizzati dei forni per la preparazione del pane per tutta la guarnigione. Dato che questo era il servizio più evidente, la popolazione iniziò a chiamare "panificio militare" la struttura. Lo stabile rimase in funzione fino a tutta la Seconda Guerra Mondiale. Negli anni '50 tutta la zona fu abbandonata dalle autorità militari e sull'area sorsero il palazzo delle Finanze (al posto della caserma Ferretti), mentre il panificio fu utilizzato per vari scopi civili (sede di associazioni, magazzini, botteghe e parcheggio a pagamento nelle aree scoperte). Dopo il terremoto del 1972 la struttura fu demolita per realizzare una piazza alberata, a sua volta eliminata nel 1987-1988 per la realizzazione del parcheggio sotterraneo e la sovrastante Piazza Pertini.

Il laboratorio maestranze invece corrispondeva all'area dell'attuale palazzo degli Uffici Finanziari. Vi erano officine per fabbri, falegnami, il maniscalco e quant'altro serviva per la manutenzione e i servizi delle infrastrutture della piazzaforte.

 

Cosa vedere e come arrivare

Non rimane nulla né dei Magazzini d'Artiglieria né del Lavoratorio Maestranze. L'area è quella dell'attuale Piazza Pertini.