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Targa nell'androne di Porta Pia

 

Ad Enrico Cialdini
strenuo soldato delle patrie battaglie

che, debellate (con Manfredo Fanti) a Castelfidardo le schiere papali,

assicurò all'esercito del duce supremo Vittorio Emanuele II la liberazione di Ancona.
Qui dove le armi vendicatrici, superate le ultime difese dell'oltracotanza straniera,

s'apersero l'adito alla città, nel trentaquattresimo anniversario (degli eventi),

la società dei militari in congedo plaudente, il comune e la cittadinanza (posero questa targa)

in perenne memoria del fatto glorioso ove l'Italia ebbe felice auspicio al compimento dei suoi dei suoi destini.

29 settembre 1894

Targa nell'androne di Porta Pia

 

Nel cinquantesimo (anniversario) dalla spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi in Sicilia

e dalla spedizione di Vittorio Emanuele II nell'Umbria e nelle Marche;

nell'anno sacro della patria, i militari in congedo, ad auspicio del loro sodalizio che da 25 anni li affratella nel mutuo soccorso e a gloria della Nazione e della Sua grandezza avvenire,

vollero -nell'esultanza di Ancona commemorante il desiderato riscatto- consacrato qui nel marmo

il ricordo di gesta (con le quali), rivendicate a libertà le nostre regioni e (quelle) meridionali col valore delle armi popolari, potè poco tempo dopo, mediante la sapienza politica di Camillo Cavour,

proclamarsi dal Parlamento il Regno d'Italia e Roma capitale.

29 settembre 1910

Targa affissa presso la Prefettura

 

La Società dei reduci dalle Patrie Battaglie

consacra un ricordo a Giuseppe Garibaldi,

indomito campione di libertà nei due mondi,

qui dove la maschia parola di Vittorio Emanuele,

plaudente alla disfida audace dei quanto il popolo riconosceva al suo eroe che,

strappata la Sicilia a un indegno giogo, piantava sui bastioni di Napoli il vessillo nazionale.

Gli eredi di tanta gloria levino come un faro il loro sguardo verso i marmi

custodi dei nostri più splendidi fasti, sicuri che il frutto della concordia da cui sorse l'Italia non andrà mai disperso.

Targa affissa presso la Prefettura

 

1898

Vittorio Emanuele II, da questa antica sede di magistero popolare,

col memorabile bando del 9 ottobre 1860,

affermò al cospetto delle genti il diritto d'Italia

e, segnalando il Capitano dei Mille alla riconoscenza della Patria,

volse le armi vittoriose alle contrade

ove la tirannia più bieca infieriva nel sorriso del cielo e dei mari.

Il consiglio provinciale di Ancona,

nel pubblico lutto per la morte del Re liberatore,

volle qui ricordato ai viventi e ai futuri quell'atto di audace sapienza che,

spezzando odiose barriere, fu pegno di Unità alla Nazione,

presagio di nuovi tempi per l'Europa

Targa affissa presso la Prefettura

 

Il consiglio provinciale di Ancona,

per eternare nei posteri la memoria del martire

che ripose la più pura gloria nella fede al patto giurato per il maggior bene degli umili,

volle in questo marmo ricordato -lui atrocemente spento- Re Umberto I,

qui ove nei lieti albori del Regno trasse immensa popolo acclamando.