Lunetta Santo Stefano

 

Anno di costruzione: 1811

 

Governo: francese napoleonico

 

Posizionamento nella piazzaforte di prima classe: III linea difensiva

 

 

Contesto storico (di Claudio Bruschi)

L’occupazione francese di Ancona iniziata l’8 febbraio 1797 e l’arrivo in città due giorni dopo del generale Napoleone Bonaparte segnarono una tappa fondamentale nell’evoluzione delle postazioni militari a difesa della piazzaforte anconetana e del porto. Napoleone, infatti, dava grande importanza allo scalo dorico, tanto che durante il suo breve soggiorno in città scriveva al Direttorio di Parigi: <<La città di Ancona è il solo porto che esiste, dopo Venezia, in Adriatico che sotto tutti i punti di vista, risulta essere essenziale per la nostra corrispondenza con Costantinopoli: in 24 ore da qui si va in Macedonia.>>. Sotto questa prima occupazione francese si diede quindi inizio ad una serie di lavori per potenziare le difese della città e la realizzazione di una vera e più efficiente piazzaforte. Tra gli interventi, nessuno riguardò il colle di S. Stefano, altura a 200 m. circa dai bastioni del Campo Trincerato della Cittadella, in quanto veniva considerata di scarsa importanza strategica trovandosi ad un’altezza nettamente inferiore al Monte Pulito che la sovrastava. Tuttavia, durante l’assedio austro-russo-turco del 1799 il colle di S. Stefano fu teatro di aspri combattimenti come riportato a pag. 217 dal Ciavarini nel suo “Sommario della storia di Ancona” edito nel 1867: “La mattina del due novembre (1799 n.d.a.) gli assedianti, profittando di una nebbia densissima, avanzatisi fin sotto la Cittadella, impunemente ne occupavano la prima trincea e vi inchiodavano due cannoni, finché ne son cacciati a forza di granate e fucilate. Fattosi il dì chiaro, in tutte le batterie nostre e nemiche arse il fuoco vivissimo [...] facendosi coraggiose sortite dai nostri, essendo più volte preso e ritolto il Santo Stefano, costato agli austriaci mille uomini.”

Sarà forse l’esperienza maturata durante questi combattimenti che spinse i francesi, tornati ad occupare la città il 7 gennaio 1806, a prendere in considerazione l’opportunità di realizzare una postazione difensiva su quest’altura così pericolosamente vicina ai bastioni del Campo Trincerato. Il capitano del Genio Horer, incaricato di verificare le opere da costruire per la difesa di Ancona, osserva che la forma del terreno non consentiva la costruzione di un’opera importante sull’altura di S. Stefano. L’anno successivo viene nominato direttore delle fortificazioni di Ancona Pierre Sevin de Talive (1767-1834) che nel suo piano di potenziamento della città propone la costruzione di una lunetta sull’altura di Santo Stefano e, nel mese di novembre, ha pronto un progetto per fortificare il colle. Tuttavia, a causa della morfologia del terreno, fu impossibile progettare un’opera quadrata contornata da fossato e spalto e si dovette ricorrere ad un’opera più contenuta. Nel 1811 l’Imperatore stanzia dei fondi per la realizzazione delle opere di fortificazione del colle S. Stefano ma dà anche precise disposizioni circa cosa andava realizzato: <<Quest’opera (di S. Stefano, n.d.a.) non sarebbe  più forte se ci fosse  una contrascarpa poiché, essendo molto lontana dalla piazza, sarebbe distrutta dalle bombe, dalle granate e dal fuoco delle batterie nemiche. Si considera quindi la contrascarpa poco importante per la difesa della piazza. Sarebbe preferibile un passaggio coperto e qualche buona opera più vicino alle mura di cinta. Si crede che sia preferibile un’opera in terra che non costerebbe più di 50-60 milioni di franchi con un passaggio coperto che la colleghi al fossato della piazza e avere, sull’altro lato, una lunetta intermediaria di fianco alla piazza a 120 tese (circa 180 metri n.d.a.), e che affianchi la ridotta a 100 tese (circa 150 metri n.d.a.). Queste due opere, che costerebbero meno, sarebbero più forti, sarebbero utili all’opera del monte Cardeto e darebbero più forza alla stessa lunetta. Si desidera quindi che ci si accontenti di un mezzo rivestimento, che si elimini la controscarpa, che si progettino delle lunette più o meno come quelle tracciate sulla pianta che facciano sistema e formino una specie di campo trincerato che prenda dei rovesci sugli attacchi dal monte Cardeto.>>.

Come si vede, Napoleone cercava di risparmiare ma, durante i lavori, il nuovo capitano del Genio Militare Gouville comunicava che il terreno non permetteva la realizzazione di opere ai lati della lunetta di S. Stefano e non consentiva altresì di realizzare altre fortificazioni tra questa e il Campo Trincerato della Cittadella. Il progetto di Napoleone era irrealizzabile.

Si giunse così al 1812 quando la fortificazione risulta completata secondo il progetto di Savin de Talive rielaborato da Gouville in base alle esigenze rilevate sul campo in fase di costruzione. Si venne così a realizzare un tipo modificato di Lunette d’Arcon (da Michaud d’Arcon – 1733/1800  inventore del tipo di fortificazione), opera composta da due facce e da due fianchi, realizzata staccata dal resto della piazza; un avamposto fortificato ma facilmente controllabile dai bastioni della piazzaforte in quanto il fronte di gola non è chiuso e risulta difeso solamente da una piccola costruzione impiantata al centro. Quest’ultima è realizzata a forma di torre a due piani, l’uno di protezione all’altro. Nella conformazione originaria, questa torre dispone di gallerie che la mettono in comunicazione con l’interno della piazza e con le controscarpe casamattate, ma queste strutture sono assenti nella fortificazione anconetana. In pratica, non potendo costruire a causa della natura del terreno una struttura difesa sui quattro lati, si è optato per una forma a punta di freccia, ben munita sul fronte d’attacco ma parzialmente sguarnita sul fronte di gola la cui difesa è appunto affidata alla torre. Nel caso anconetano, la torre è stata sostituita da una specie di casermetta dotate di feritoie sul fronte di gola e alcune cannoniere che coprono anche il fronte d'attacco.

Dopo il ritiro dei francesi, la città fu temporaneamente occupata dagli austriaci che nel 1815, abbandonando la città, fecero saltare alcune postazioni militari tra cui la Lunetta. Ricostruita, durante l’assedio del 1849 ebbe un ruolo importante nella difesa della città, ma, battuta dai cannoni posizionati sul monte Pulito e sul monte Marino, fu rapidamente conquistata dagli austriaci assedianti. Nessuna importanza ebbe invece durante l’assedio piemontese del 1860 in quanto i principali scontri si ebbero dall’altro lato della città, verso il Lazzaretto e la stazione.

Dopo l’annessione di Ancona al Regno d’Italia e la decisione di allargare la cinta muraria cittadina, la Lunetta si venne a trovare come cerniera tra le nuove mura che, partendo dal forte Cardeto, salivano dalla valle degli Orti e che, ruotando di 90 gradi verso ovest, si andavano a collegare con il Campo Trincerato della Cittadella. La Lunetta di S. Stefano divenne quindi un ridotto all’interno della città perdendo il connotato di avamposto.

Le nuove tecniche di difesa messe in atto per il progresso tecnologico delle armi avvenuto nella seconda metà dell’800 causarono il lento ma inesorabile declino delle fortificazioni strutturate secondo i vecchi concetti di difesa. Al progressivo abbandono delle vecchie postazioni militari, non fece eccezione la lunetta di S. Stefano che perse la sua funzione nei primi decenni del 1900 quando furono parzialmente abbattute le mura che la collegavano al Cardeto. Successivamente, la proprietà passò al Comune di Ancona, che la detiene ancor oggi.

 

 

Descrizione

La Lunetta si presenta nettamente appuntita, bassa e defilata, quasi incuneata nel terreno sul quale è edificata. Completamente terrapienata, è munita sul fronte di gola di una casermetta –solitamente denominata caponiera, ma da non confondere con la caponiera sulle mura difensive che partono dalla Lunetta- a due piani e alla prova, dotata a sua volta di numerose feritoie e cannoniere.  Nei fianchi della Lunetta vi sono 5 locali alla prova della superficie di mq. 180, dai quali si accede alle gallerie di scarpa che, limitate alla sola faccia sinistra, comprendono n. 11 casematte per fucilieri. I tre locali a sinistra erano destinati a casamatta per materiali d'artiglieria, riservette a polvere ed accesso alle gallerie di scarpa adiacenti; i due locali a destra comprendono i magazzini di munizionamento e di caricamento proiettili, nonché l'accesso alle gallerie di scarpa della cinta dalla lunetta stessa verso porta Santo Stefano e Campo Trincerato.

Opera (originalmente) isolata, formava una temibile tenaglia con l’altra postazione strategica occupata dal forte Cardeto. Durante il periodo della piazzaforte di prima classe, la lunetta venne unita al forte Cardeto da una poderosa cinta muraria che formava la terza ed ultima linea difensiva. Oggi sulla faccia destra è stata ricavata una porta palesemente moderna per accedere a locali destinati alla società di multiservizi locale Gorgovivo mentre la casermetta è utilizzata da Anconambiente.

 

 

Come arrivare

La Lunetta è visitabile su più punti, a seconda che se ne voglia visitare il fronte d’attacco o il fronte di gola. Il fronte d’attacco si trova al parco del Pincio e il saliente, ovvero il culmine della fortificazione, è proprio a lato dello strano monumento alla Resistenza, in corrispondenza di toilette pubbliche. Per visitare la casermetta (detta erroneamente caponiera) ci si deve dirigere nel parco “La Lunetta”, frequentatissimo dai padroni di cani. Tale parco si trova in prossimità di Porta Santo Stefano e si dovrà percorrere un vialetto che conduce proprio di fronte alla casermetta. Per raggiungere porta Santo Stefano dalla lunetta, occorre individuare la faccia della lunetta con a fianco un campetto da calcio e proseguire sulla strada nella direzione del fronte di gola; la porta si troverà sulla destra. Nella mappa a lato riportiamo il saliente, nel parco del Pincio.

 

Indirizzo per navigatore per il saliente: via Circonvallazione 61, Ancona. Indirizzo navigatore per la porta Santo Stefano, da cui raggiungere la casermetta: via Santo Stefano 62, Ancona.

Coordinate GPS: 43.612874, 13.518814

Bus: 6, CD, CS.

 

 

Che cosa è possibile visitare

Mura e ambienti esterni. La casermetta, la caponiera sull'attiguo fossato e gli ambienti ipogei della lunetta Santo Stefano sono chiusi al pubblico.

 

 

La caratteristica forma a punta di freccia della Lunetta.

Il saliente della Lunetta. A sinistra, l'area giochi per bambini; a destra si scende per il Pincio.

La casermetta nel fronte di gola.

Da non confondere con la capponiera.

Il fronte di gola della Lunetta d'Arçon presso Mont Dauphin in Francia. Quest'opera può essere considerata come antesignana della Lunetta anconetana.

Locali sulla faccia destra della Lunetta. Dietro questa cannoniera murata vi è un campo da calcetto (vicino pista di pattinaggio) del parco pubblico Pincio.

Passaggio di collegamento tra la Lunetta e la caponiera.

NB: locale non accessibile. La foto è stata realizzata durante una apertura straordinaria organizzata da I Sedici Forti di Ancona.

La caponiera semicoperta, aggiunta successivamente, nell'allaccio tra la Lunetta e le mura che si dirigono verso porta Santo Stefano.

Il passaggio tra la caponiera ed il fronte di gola, in posizione ancora più arretrata rispetto alla casermetta.

Le foto degli interni sono del gruppo Facebook "Ancona: Mappatura dell'abbandono".