Lazzaretto

(Mole Vanvitelliana)

 

 

Ampissima è la bibliografia dedicata al Lazzaretto di Ancona, opera polifunzionale dal duplice scopo civile e militare. Il manufatto, nel corso dei secoli, ha subìto innumerevoli destinazioni d'uso, ma in questa sede ci occuperemo di una analisi dell'aspetto bellico dell'opera, che si manifesta concretamente nel poderoso rivellino con cannoniere in testa al caratteristico pentagono.

 

 

Opera bellica oppure no?

da C. Mezzetti, G. Bucciarelli, F. Pugnaloni, "Il lazzaretto di Ancona: un'opera dimenticata", con nostri adattamenti.

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Esiste un rapporto proporzionale tra pentagono-rivellino e città-lazzaretto. Come nel lazzaretto il baluardo, o rivellino, viene a dare una direzionalità precisa verso il mare al complesso dell'edificio -per il resto completamente centralizzante- così ad una rispondenza simbolica in maggiore scala vengono ad assumere proprio l`intero lazzaretto e il molo clementino rispetto alla città, arroccata sulla terraferma: lazzaretto e molo rappresentano, con le loro fondamenta nell'acqua, il trionfo della tecnica sulle forze del mare. Verso l'Adriatico la città Settecentesca si deve protendere con la superiorità della mente umana sulla natura, non più come nella Ancona medioevale in cui il mare era un nemico, una insidia che bisognava combattere per la sopravvivenza. Là dove precedentemente vi era un netto distacco tra porto e città mediante una lunga muraglia merlata, là dove il S. Ciriaco con la sua cupola rappresentava l'ultimo caposaldo dell`uomo che solo sperando con la fede nell'aiuto divino poteva affrontare la realtà delle avventure marine, il Vanvitelli propone una nuova forma urbana, un nuovo rapporto con il mare e servendosi della tecnica ingegneristica e idraulica a lui così congeniale, crea altresì un'architettura illuminatamente aperta, una struttura urbana vivificante, carica di valori e simboli, non solo di esperienza funzionalistica.

Al rivellino in particolare, oltre al significato eminentemente funzionale di difesa del lazzaretto dalla violenza dell’impatto delle onde, viene attribuito quello simbolico di trionfo della tecnica sulle forze avverse del mare o che dal mare possono giungere. Al Vanvitelli era però aliena la conoscenza del valore iconologico assunto da questo elemento nel contesto di una fortezza nella trattatistica rinascimentale, e più precisamente di quella concezione di carattere antropomorfico della cittadella in cui il baluardo corrisponde al capo della figura umana. Concezione che, in quanto arazionale, anche se conosciuta sarebbe stata comunque sottovalutata da un pragmatista interessato e attento ai problemi tecnici e funzionali dell’architettura assai più che a quelli teorici e storico-artistici.

Certamente ben noti al invece al Vanvitelli erano invece il valore e l’importanza bellica del rivellino nell’ambito delle fortificazioni ed è proprio l’osservazione della alterazione della sua originaria consistenza, con l’aggiunta di corpi di fabbrica che ne rendono riconoscibile oggi la funzionalità, che appare premessa indispensabile ad un esame del carattere militare della Mole Vanvitelliana.

Oggi una costruzione a due piani in muratura e laterizio, sede di un club nautico, ne ha invaso quasi tutta l’area alterando ogni rapporto architettonico originario e, realizzando un corpo a sé, avulso dal pentagono, dotato di proprio accesso indipendente mediante un ponte che lo collega alla terraferma.

Il secondo piano dell'edificio emerge dalla spessa muratura a scarpa del basamento, rivestito con grandi blocchi di pietra d'Istria, che conserva inalterata la sua originaria solidità. La sommità del basamento, munito di otto feritoie per cannoni disposte simmetricamente rispetto al saliente, sulla quale si eleva il muro in laterizio del marciaronda, è conclusa da una cornice arrotondata, anch'essa in pietra d'Istria che prosegue poi su tutto il perimetro pentagonale a sottolineare otticamente la divisione tra il muro di cinta e la zona inferiore della scarpata.

Per comprendere la configurazione e l’organizzazione della corte attrezzata che si svolgeva tra il basamento e il Lazzaretto nell'area del rivellino, occorre fare riferimento ai disegni e ai documenti d'epoca che mostrano come fossero realizzati un «quartiere a commodo dei soldati e una polveriera››, situata quest`ultima <<nel Centro del Baloardo delli Nuovi Lazzaretti, chiusa con Porta avendo una Ferrata in forma quadra, che resta nella Prospettiva di Esse, e che serve per dar Lume al primo Ingresso della medesima avendo un Muro inferiore, che la difende da qualunque attentato ed a cautela anche di inopinati infortuni, restando la divisata Polveriera fiancheggiata dal Pentagono che la circonda con Muri di stravagante grossezza>>

Il carattere difensivo della costruzione, come è stato osservato, è accentuato dalla sua dislocazione che la rende complementare alla soprastante fortezza sangallesca e ai vicini bastioni Santa Lucia e Sant’Agostino, la prima in posizione elevata e idonea nella strategia militare dell’epoca per il tiro di lunga gittata, gli altri sul mare e più efficaci per il tiro ravvicinato ed il fuoco incrociato. In tale senso, più che attribuire al Lazzaretto le caratteristiche di una architettura militaresca, dovremmo considerare il complesso una opera di ingegneria militare vera e propria, la cui funzionalità sarebbe del resto provata dai vari eventi bellici in cui fu coinvolta dall’epoca risorgimentale alla prima Guerra Mondiale. In particolare, nel famosissimo assedio del settembre 1860, condotto per mare dall’ammiraglio Persano, allorchè l’edificio fu al centro della battaglia per la presa di Ancona ed espugnato da un battaglione di bersaglieri piemontesi, fu bombardato dalle truppe pontificie assediate che tentavano di recuperare al nemico una posizione ritenuta determinante per la vittoria finale.

In realtà, un drastico ridimensionamento della funzionalità bellica dell'edificio è fornito da una notizia sorprendente ma documentata con precisione e quindi ritenuta attendibile. Già all'epoca la dislocazione e la funzionalità della polveriera venivano ampiamente criticate. <<[La polveriera] è stata formata più per decorazione che per bisogno del  medesimo Baloardo>>. Giudizio critico di grande interesse sia perchè inserito in un contesto generalmente encomiastico, sia perchè motivato da fatti puntualmente documentati.

La polveriera, infatti, non solo è riconosciuta <<del tutto dannosa ad una tal Fabbrica, allorché di Essa si intendesse farne uso, col Deposito delle Polveri, sicura sarebbe la totale rovina del mensionato Edificio>> ma viene riferito di come le polveri dovettero essere nel 1768 provvisoriamente e pericolosamente depositate in uno dei magazzini del piano superiore del Lazzaretto, perchè <<la descritta Polveriera è capace solamente per una ristretta quantità di Polveri, e che questa si ritrovi racchiusa in piccoli Barili, e non in Botti, perchè le Porte, e Siti della suddetta Polveriera, sono angusti>>, e di lì subito rimosse e trasferite nel vicino bastione di Santa Lucia a seguito dei <<molti fondati ricorsi... con infinite, vere e solide ragioni>>. E' opportuno quindi riconsiderare attentamente, alla luce di questa notizia, il carattere di polifunzionalità generalmente attribuito al progetto di Vanvitelli, ridimensionandone proprio la funziona bellica che alcuni storici ritenevano che fosse a ragione della matrice pentagonale dell'opera. In realtà, non essendo possibile attribuire la così modesta funzionalità militare del complesso ad un errore progettuale, per via del razionalismo del Vanvitelli e per la vastità di materiale e trattatistica sull'architettura militare a sua disposizione, occorre individuare altre giustificazioni alla adozione di questo schema planimetrico del manufatto. Non potendo annoverare tra tali motivi esigenze di carattere sanitario, che per i lazzaretti d'epoca si concretizzavano nella costante tipologica del cortile rettangolare con cappella centrale circondato dagli alloggi dei contumaci, dobbiamo attribuire a motivazioni urbanistiche ed estetiche la scelta di un tale tema, le une e le altre naturalmente complementari, entrambre conseguenti alla decisione fondamentale e più autenticamente originale di realizzare nel porto un'isola artificiale. Decisa l'insularità del manufatto, ed eliminati così i possibili vincoli di preesistenze e di particolari caratteristiche del terreno, era difficile sottrarsi al fascino dello schema geometrico perfetto, del poligono regolare, per un edificio che la funzione sanitaria prediligeva chiuso intorno ad un cortile. Sono i problemi di inserimento paesistico nella baia anconitana, di corrispondenza dei lati verso terra all'andamento della costa, di opposizione con i vertici ai moti ondosi prevalenti, che sono risolti, a scala territoriale, con la scelta della figura pentagonale. Questa consente di evitare la spazialità banale degli angoli ortogonali, suggerendo una dinamica a carattere rotatorio attorno al Tempietto di San Rocco, fulcro spaziale e centro compositivo del complesso.

Un'architettura quindi dall'aspetto militaresco più che un'opera di ingegneria militare, ove naturalmente valori, tradizioni e motivazioni diverse confluiscono e si fondono in una sintesi. Possiamo notare per ora che la caratterizzazione militare dell'opera, particolarmente evidente nella realizzazione del muro di cinta, nel marciaronda e soprattutto nel rivellino con cannoniere, al di là di motivazioni belliche forse non essenziali, ha una logica nella poetica vanvitelliana volta al recupero di valori architettonici rinascimentali, scarsamente interessata agli elementi decorativi, tesa alla creazione di un organismo che sia, nella sua compatta e rigorosa volumetria, la oggettivazione formale del purismo geometrico adottato con lo schema pentagonale.

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Vista del lazzaretto dalla sovrastante Cittadella (di cui si intravedono in foto le mura del bastione della Campana)

Pianta del lazzaretto del XVIII secolo. Si nota, in alto, il bastione Santa Lucia.

Assedio del lazzaretto da parte dell'esercito piemontese, il 28 settembre 1860.

Come arrivare

Il lazzaretto (o Mole Vanvitelliana) si trova davanti a Porta Pia, nella rotatoria con cui termina via XXIX Settembre e inizia via Marconi.

Indirizzo per navigatore: banchina Giovanni da Chio 28, Ancona

Coordinate GPS: 43.614499, 13.503943

Bus: 1/3, 1/4

 

Cosa è possibile visitare

Il lazzaretto si trova oggi nella fase finale del vasto restauro che lo ha reso un'opera accogliente e polifunzionale. Ospita, tra l'altro, un grande auditorium e il Museo Tattile Statale Omero. Il cortile interno e il tempietto di San Rocco sono visitabili, così come tutto il camminamento dentro le mura di cinta. Il rivellino non è generalmente aperto al pubblico, a meno che non si voglia accedere al Club nautico Stamura.