Cinta muraria Ottocentesca

 

La nuova Cinta viene approvata con Dispaccio del Ministero della Guerra n. 4915 del 16 luglio 1862 e la perizia di completamento, da consuntivo di £. 1.141.000 porta la data del 31 gennaio 1863.

La Cinta circonda la città ad est sud-est con un saliente alla Lunetta S. Stefano di circa 130°. Essa racchiude la nuova zona di ampliamento della città e determina la opportuna dimensione della piazzaforte.

 

 

Tratto dal forte Cardeto alla Lunetta Santo Stefano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il tracciato è pressoché rettilineo fino alla Lunetta, con leggera rientranza al centro (Porta Cavour), prodotta dalla disposizione dei diversi scaglioni (riseghe), necessari per il fiancheggiamento vicino. Nei tratti in cui la cinta muraria era terrapienata, la difesa degli antistanti fossati avveniva dalle gallerie che correvano dentro la mura stessa. Nelle parti non terrapienate, la difesa avveniva tramite una sorta di mura alla Carnot.

Dal punto di partenza dal forte Cardeto da cui la mura si stacca, si incontrano in successione gli Scaglioni del Cardeto che terminano con la Batteria S. Francesco, la cortina con al centro Porta Cavour, la Batteria Calamo ed infine gli Scaglioni di S. Stefano. La Batteria S. Francesco era formata da due cannoni da 16 GR in cannoniera, con lo scopo di fiancheggiare la cinta muraria e la lunetta S. Stefano.

La Batteria Calamo in casamatta con due cannoni da 16 GR batteva invece le falde del monte Pulito e la strada nuova verso Pietralacroce. Gli Scaglioni S. Stefano erano armati con tre cannoni da 16 GR in barbetta per fiancheggiare il forte Cardeto e battere l'avvallamento fra i monti Cardeto e Pulito.

L'armamento per tutti questi pezzi era di 372 granate, 18 shrapnels e 10 colpi a mitraglia ciascuno.

 

 

Porta Cavour

Il passaggio dall'interno all'esterno della città avveniva principalmente tramite la nuova Porta Cavour, oggi demolita. La porta si trovava esattamente nell'attuale attraversamento pedonale tra piazza Cavour e Largo XXIV Maggio (sede del Municipio). La porta era a doppio androne con due ponti fissi di legname per superare il fossato. La porta era una imponente costruzione in muratura rivestita con pietra d'Istria, in stile classicheggiante. A destra ed a sinistra di Porta Cavour si avevano 20 locali casamattati della superficie totale di mq. 1.200. A destra della porta e sopra i locali casamattati vi erano 4 casematte della superficie di mq. 80 con tre cannoniere alla Haxo. Questi 4 locali erano collegati alle gallerie di scarpa ed erano destinati a corpo di guardia, Ufficiale di Picchetto, ricovero truppa, scuderie, ripostigli, riservetta, servizi. Un locale era assegnato ad uso civile per Pesazione della imposta del Dazio di Consumo.

 

Tratto iniziale della cinta muraria, che si stacca in questo punto dal forte Cardeto (sullo sfondo).

Porta Cavour vista dall'esterno.

Tratto dalla Lunetta Santo Stefano al Campo Trincerato

A difesa del fianco destro della Lunetta, dopo un breve tratto di cinta muraria comprendente tre casematte per fucilieri, è stata inserita una

caponiera costituita in un lato da due locali della superficie di mq. 50 utilizzabili anche per ricovero truppe più una riservetta a polvere e nell'altro da un muro alla Carnot. Alla capponiera si accede da un passaggio coperto che passa a fianco di una costruzione con due ampi locali per magazzino d'artiglieria, alle spalle della cinta muraria, e si allaccia alla strada che proviene da Porta S. Stefano. Procedendo verso ovest lungo la cinta muraria percorsa da gallerie di scarpa, si incontra la tenaglia seguita dal Bastione Aureli, dal nome della villa antistante e, al centro della cortina successiva, la

Porta S. Stefano. Questo importante ingresso della città è rappresentato da una severa costruzione in laterizio con coronamento in pietra d'Istria, eretta dai Francesi che avevano già delineato in terra questo tratto di cinta, restaurata ed ampliata nei nuovi lavori nell'ambito della Piazzaforte di Prima Classe, in epoca post-unitaria. Vi sono 14 locali casamattati della superficie di mq. 560, a destra ed a sinistra della porta. Cinque di questi sono per il ricovero truppe, altri cinque per immagazzinare materiale d'artiglieria e del Genio; gli altri quattro sono divisi in più piccoli vani per corpo di guardia, Ufficiale di Picchetto, alloggio Ufficiali, prigione e servizi. Vi è anche installato il posto di controllo del Dazio di Consumo. Il sottotetto della costruzione è protetto con spesso strato di sabbia.

Oltre Porta S. Stefano, dopo il mezzo Bastione S. Carlo, un breve raccordo in muratura unisce la cinta alla faccia est del Bastione S. Giacomo del Campo Trincerato. La galleria di scarpa complessivamente è divisa in n. 120 reparti della superficie totale di mq. 1.550 circa. Lungo il suo sviluppo vi sono n. 6 piccoli ripostigli per munizioni della superficie di mq. 14 cadauno. Ai fianchi della porta Santo Stefano sono istallati in cannoniera quattro pezzi da 16 GR: due sul Bastione Aureli che battono monte Pulito, monte Pelago, la strada del Castellano e Monte Baldino, due sul mezzo Bastione S. Carlo diretti sugli stessi obiettivi, tranne monte Baldino. Le munizioni per ognuno di tali pezzi comprenono 372 granate, 18 shrapnels e 10 colpi a mitraglia. L'ingresso in città attraverso porta Santo Stefano avveniva su un ponte in legno che supera il fossato per la via in forte pendenza (oggi via Santo Stefano) che fiancheggia la più vecchia cinta muraria (ancora oggi visibile in fondo a via Santo Stefano) fino a Piazza Roma.

Oggi i fossati sono stati in gran parte interrati, ma la cinta muraria è ancora esistente, anche se fagocitata dalla invadente vegetazione, specialmente lungo via Circonvallazione.

Porta Santo Stefano vista dall'esterno.

Tratto di mura davanti alla rotatoria di via Circonvallazione.

Il vano che si vede è una casamatta che formava l'interno delle mura. Manca la parete muraria vera e propria che la rivestiva; se ne vede un tratto sulla sinistra

Tratto dalla Cittadella a Porta Pia

Del tratto della cinta muraria rivolto verso sud, facevano parte la ormai demolita Porta Capodimonte, la batteria Porta Pia Inferiore e Porta Pia. Ad eccezione della batteria, questo settore difensivo ha funzione esclusivamente passiva e ciò a motivo dell'inaccessibilità del terreno nella parte inferiore ed alla vicinanza della Cittadella nella parte superiore. Il tracciato della cinta muraria è irregolare e costituito da successivi tratti di muro disposti secondo l'andamento del terreno. Gli estremi del settore sono rappresentati dalle due porte:

- Porta Capodimonte, costruita nel 1335, fino al 1788 ha costituito l'unico ingresso alla città da questo lato. Aveva nel suo interno n. 3 locali della superficie di mq. 35. E' stata demolita negli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale per agevolare il transito di mezzi militari.

- Porta Pia, costruita su disegno dell'arch. Filippo Marchionni per iniziativa di Papa Pio VI, per un più comodo accesso ad Ancona. E' una maestosa costruzione rivestita di grossi blocchi di pietra d'Istria all'esterno, mentre il fronte verso la città è in tufo; nell'edificio sono compresi n. 6 piccoli magazzini della superficie di mq. 140 e n. 10 locali della superficie di mq. 130 in buono stato. Questa Porta nel 1860 rappresentò un arco trionfale per l°ingresso del gen. Cialdini, il vincitore della battaglia di Castelfidardo e fattore dell'annessione di Marche e Umbria al nuovo Regno d'Italia. All'interno della Porta è infatti stata installata una targa ad omaggio del generale.

 

Il profilo della cinta è quello di un semplice muro di sostegno con feritoie; data l'asperità della orografia su cui sorge, non è stato previsto il fossato. L'armamento di questo tratto di cinta muraria, escludendo il sostegno difensivo dei fucilieri per i quali sono predisposte le feritoie lungo i muri, ma per i quali non esistonevano ricoveri, era concentrato nella batteria.

Guardando bene tra le siepi in prossimità della galleria San Martino, è ancora visibile la cinta muraria che univa la Cittadella a Porta Capodimone e poi Porta Pia.

In questa spettacolare fotografia colorata al computer da Gianfranco Belemmi, si vede la cinta muraria che scende dalla Cittadella e attraversa Porta Capodimonte, oggi demolita.

Fotografia d'epoca colorata a mano. Si vede la parte terminante dalla cinta unirsi a Porta Pia. A seguito della demolizione di un tratto di cinta per l'apertura di via XXIX Settembre, oggi Porta Pia appare come opera isolata.